E-commerce la strategia di sopravvivenza per il commercio ai tempi del Covid

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In un periodo in cui la maggior parte delle attività produttive e commerciali in Italia e nel mondo sta soffrendo del lockdown imposto dalla pandemia e dalla diffusione del COVID 19, tutte le nostre normali abitudini di acquisto sono radicalmente cambiate.

Non potendo più uscire per fare acquisti, una delle poche possibilità rimaste è stata rivolgersi ai venditori online. Amazon ha registrato un aumento esponenziale di vendite, al punto da dover riorganizzare il proprio modello distributivo per venire incontro all’incredibile aumento di richieste. Il servizio di consegna PRIME ha subito le pesanti conseguenze di un sistema distributivo basato su corrieri privati che non era più in grado di gestire la mole di consegne nei tempi previsti.

Questo aspetto dobbiamo considerarlo come positivo. E’ positivo che il pubblico abbia contemporaneamente abbassato le proprie pretese di celerità nella consegna, dovendo ammettere che in molti casi, l’urgenza di disporre di quel prodotto in 24 ore non esiste realmente, oltre al fatto che iniziano a circolare analisi e studi che dimostrano che le spedizioni espresse, rispetto ad un’organizzazione più “umana” sono causa di un enorme consumo di risorse energetiche con la conseguente sovraproduzione di CO2.

Un altro aspetto molto interessante è l’aumento del numero di clienti online, soprattutto di coloro che per la prima volta hanno utilizzato questo canale. Ciò significa che i timori e le perplessità dell’utente medio ad utilizzare il PC, o meglio lo smartphone, e la carta di credito per fare acquisti online stanno progressivamente cancellando la soglia di sbarramento mentale ed emotiva che finora ha limitato l’evoluzione dell’e-commerce in Italia.

 

I numeri dell’e-commerce in Italia

  • I consumatori online italiani sono circa 38 milioni, ovvero il 62% della popolazione, e si prevede che entro il 2023 raggiungeranno quota 41 milioni (fonte: Statista)
  • Il valore del fatturato e-commerce in Italia nel 2018 è stato stimato in 41,5 miliardi di euro,con una crescita del 18% sul 2017 (fonte: Casaleggio Associati)

crescita fatturato e-commerce

  • In Italia le piccole imprese che vendono online sono aumentate del 2% nel 2018, raggiungendo quota 9%. La media europea è del 15%, ma il divario è in diminuzione (fonte: Casaleggio Associati)
  • Il settore e-commerce Moda mono-brand cresce del 18%. Tra i siti e-commerce più popolari in Italia il leader è il brand francese Bonprix con 1,6 milioni di visite mensili. La top 10 si chiude con tre brand italiani: OVS, Calzedonia e Tezenis, ciascuno con un traffico mensile che supera il mezzo milione di visite (fonte: SEMrush)

dati e-commerce italia

  • Il 37% degli italiani è disposto a pagare per avere una consegna più rapidae il 59% considera importante poter cambiare la data o l’ora di consegna (fonte: Postnord)
  • Il comportamento del 41% degli italiani è stato influenzato in qualche modo dai social media(lettura di recensioni, commenti e feedback) (fonte: Statista)
  • Anche il prezzo fa la differenza. 6 consumatori su 10 sono disposti a comprare su siti meno noti se hanno la possibilità di risparmiare. Nel caso di prodotti di elettronica, tra quelli preferiti da chi acquista online, oltre il 67% delle offerte migliori si trova su e-shop italiani, così come anche il 61% delle maggiori opportunità di risparmio nel caso del comparto salute e bellezza. Mentre per quanto riguarda il settore moda e accessori i prezzi migliori sono quelli proposti dal marketplace di Amazon (fonte IDEALO – vedi in fondo a questo articolo)
  • In Italia la maggior parte degli acquisti online è effettuata dagli uomini, pari al 61,7%. Le donne, invece, sono ancora al 38,3%. L’aumento delle vendite online, attualmente registrato, si stima che sia principalmente da riferirsi a coloro che hanno tra i 25 e i 54 anni. Di questo campione, i soggetti che fanno più acquisti online sono coloro che hanno tra i 35 e i 44 anni.
  • I cittadini europei effettuano sempre più acquisti fuori dalle frontiere del proprio Paese di origine: mentre un 44% di europei effettua acquisti solo nel proprio Paese, c’è un 47% che acquista indiscriminatamente anche all’estero e un 9% che acquista solo all’estero. (Fonte: Paypal)

rivoluzione retail covid

Altri aspetti strutturali dell’e-commerce italiano

Il primo aspetto positivo è l’aumento del numero di utenti su Internet, in particolare da parte di un’utenza tutta nuova, con poca dimestichezza col digitale e strumenti di accesso poco adeguati. Un’utenza che si lascia volentieri guidare dai consigli e dai suggerimenti, quindi dalla pubblicità online. Un’utenza che ha ampliato la fascia oraria in cui si naviga alla ricerca di prodotti da acquistare online.

Fino a qualche tempo fa, l’acquisto online era un’attività quasi “ansiolitica”, ad alto coinvolgimento mentale, infatti le percentuali maggiori di acquisto erano svolte da desktop, ossia dai PC, in orario di lavoro. Oggi gli acquisti iniziano con la raccolta di informazioni dai social e dai siti di contenuti (utilizzando i mobile device) e si concludono con lo stesso strumento.

La stessa pubblicità online, per noi che da anni la studiamo e applichiamo le strategie più efficaci per la promozione dei nostri store e dei siti web dei nostri clienti, ha registrato un fenomeno molto interessante: il costo medio della pubblicità online è diminuito, a causa della sospensione delle campagne da parte di grandi player e brand nazionali e internazionali. Pensiamo a settori da sempre “padroni” della comunicazione online: l’abbigliamento, gli accessori, gli articoli sportivi e tecnologici, soprattutto i grandi marchi. Molti spazi solo stati lasciati liberi da grandi investitori, a favore di nuovi inserzionisti più piccoli, con budget più limitati e quindi con maggiori possibilità di visualizzazione: il CPC (costo per click), parametro di riferimento di tutte le principali campagne che puntato ad un immediato ritorno di investimento (ROI), è quasi crollato.

Oggi lanciare una campagna pubblicitaria online costa molto meno che prima del COVID, ma non vuol dire che sia più facile. Il fai da te in questo settore è molto usato, soprattutto sui canali social come Facebook e Instagram. Queste piattaforme sono particolarmente seduttive nell’incentivare l’inserzionista a lanciare campagne Ads. Peccato che gli strumenti basici che i meno esperti possono utilizzare, non hanno tutti quegli strumenti che un buon Social Media Advertiser conosce per ottimizzare la campagna, traendone il massimo dei benefici (ossia un costo contato basso al quale corrisponde un alto numero di click e di conseguenza di conversioni).

Altro fenomeno interessante è l’estensione della gamma di prodotti in vendita. In molti casi anche shop specializzati, hanno iniziato ad estendere la gamma di prodotti a tipologie non abitualmente trattate ma di cui si è percepita la necessità. Questo nella logica di offrire al cliente che atterra sul nostro sito un servizio il più completo possibile fatto anche di referenze inusuali ma al momento fortemente richieste: è il caso delle mascherine, i gel igienizzanti, oltre ad una serie di commodities utili in tutte le case: dall’alimentari alle pentole o elettrodomestici per cucinare in casa cibi normalmente acquistabili sotto casa (pane, succhi, germogli, ecc.).

Tra febbraio e aprile, oltre all’evidente crescita del food, fino a quasi far implodere i siti dedicati come quello dei servizi di consegna di alimenti freschi nelle città, abbiamo registrato una fortissima crescita nelle vendite di articoli per il giardinaggio, tra cui semi e piante aromatiche, così come giochi e videogames, elettronica di consumo, home fitness e arredi per l’home working, naturalmente tutto il settore del farmaceutico e degli articoli per la persona, la ferramenta e fai-da-te.

 

A chi consigliare di fare un e-commerce oggi?

Se la domanda è quindi chi può fare e-commerce oggi ai tempi del COVID, la risposta è: CHIUNQUE.

Va bene, cerchiamo di distinguere meglio. Qualsiasi attività di produzione o commerciale che possa presentare una gamma di prodotti dal posizionamento originale o comunque distinguibile, e dove la marginalità di ricarico consente di lavorare su un pricing appetibile per il consumatore finale, se non è ancora online sta perdendo una grande opportunità.

Abbiamo già detto che il numero di utenti di Internet è aumentato, così come si è ampliata la fascia oraria in cui si naviga alla ricerca di prodotti da acquistare online. Quindi, perché limitare la propria attività commerciale agli orari (e ai vincoli imposti dal lockdown) di apertura tradizionali e presidiati? Perché non rendere i propri prodotti disponibili da ordinare 24 ore su 24? Questo è il primo e inequivocabile vantaggio di avere un sito e-commerce!

Naturalmente, non è tutto così semplice. Nella nostra storia ventennale di agenzia che in poco tempo, dagli anni 2000 è diventata tra i principali operatori dell’online per centinaia di clienti, abbiamo visto tante storie e abbiamo contribuito al lancio di molte attività, tutte con una forte presenza online, sostenuta da costanti investimenti.

Sì, è importante fissare questi 2 termini: investimento e costanza. Aprire un sito e-commerce è come aprire un negozio tradizionale. C’è un affitto che diventa il canone hosting, di aggiornamento e manutenzione tecnica del sito, ci sarà un costo di allestimento e arredamento del negozio, che online diventa il costo di realizzazione di un sito responsive e mobile, ossia perfettamente ottimizzato per essere facilmente navigabile da tutti i device, soprattutto dagli smartphone. Poi c’è l’assortimento e le collezioni di prodotti che andranno inseriti nella sezione del sito e-commerce, e per finire c’è l’investimento per la pubblicità online necessaria per il lancio del sito. Quando abbiamo iniziato a realizzare i primi siti e-commerce, fortunatamente eravamo i primi in molti settori e bastava aver fatto le cose per bene per iniziare a generare in poco tempo i primi risultati nelle vendite. Oggi la competitività è molto maggiore.

Oggi senza un budget consistente e continuativo da investire prima in attività SEO, ottimizzazione del sito per i motori di ricerca, e successivamente per posizionarsi correttamente sui canali Social e advertising della rete, l’investimento nell’e-commerce rischia di non raggiungere i risultati sperati.

Poi c’è la gestione. Vendere online richiede competenze acquisite e continuamente aggiornate: qui la scelta è duplice. O l’imprenditore decide di dedicare un anno alla formazione di base, o si investe in risorse umane già formate al marketing digitale, oppure… ci si affida con fiducia ad un partner esperto in grado di svolgere seriamente tutti i compiti di definizione strategica, realizzazione e marketing dello sviluppo, ma che sappia anche formare l’impresa all’autogestione della propria piattaforma. Questo è l’approccio vincente che ABC Marketing propone da 20 anni, con successo, ai propri clienti.

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Ti interessa un’analisi di fattibilità economica del tuo progetto di e-commerce? Vuoi conoscere tutte le soluzioni più adatte al tuo budget per iniziare a vendere da domani su Internet? Chiedi un appuntamento con i nostri esperti. ABC Marketing ti mette a disposizione un Team completo composto da Web Marketers esperti, Web Developer ed esperti di Social Media Marketing in grado di affiancarti in questa scelta ardua, ma che promette grandi e spesso sorprendenti risultati. Contattaci subito. Stiamo aspettando proprio te… o i tuoi competitors arriveranno prima!


 

Risorse gratuite per comprendere l’e-commerce

Di seguito riportiamo i link ad alcuni studi statistici che ti possono aiutare a comprendere l’evoluzione e lo stato dell’arte dell’e-commerce in Italia, comparato ai principali paesi europei dove il commercio elettronico è decisamente più evoluto e utilizzato dalla popolazione.

Desideriamo condividere con voi, aspiranti e-marketers, le nostre stesse fonti di aggiornamento per quanto riguarda gli scenari del commercio elettronico, perché la conoscenza è il motore di ogni attività imprenditoriale!

In base a un sondaggio effettuato da Bilendi per conto di Idealo nel mese di Febbraio 2020i dati analizzati hanno mostrato come l’80% degli acquirenti digitali italiani effettua, in media, almeno un acquisto tramite e-commerce al mese.

Secondo il report, i consumatori digitali italiani possono essere divisi in intensivi (20%, almeno un acquisto a settimana), abituali (80%, almeno un acquisto al mese) e infine sporadici (20%, un acquisto ogni trimestre o meno).

Tale divisione mostra come il mercato e-commerce italiano sia dominato dagli acquirenti abituali: un e-consumer italiano su due acquista infatti online almeno una volta al mese, se non di più.

Scarica il report completo sull’e-commerce in Italia da qui: https://www.idealo.it/magazine/wp-content/uploads/sites/32/2020/03/2020_ebook_e-commerce_idealo_scarica_gratis_IT.pdf

 

L’Osservatorio eCommerce B2c studia infatti il fenomeno del commercio elettronico in Italia sotto due differenti punti di vista, quello della domanda e quello dell’offerta. La domanda corrisponde al valore degli acquisti online dei consumatori italiani che possono avvenire su siti italiani o su siti stranieri (Import) mentre l’offerta corrisponde al valore delle vendite online degli e-commerce B2c italiani che possono andare a consumatori italiani o a consumatori stranieri (Export).

https://blog.osservatori.net/it_it/e-commerce-in-italia

 

Tassi di conversione a confronto

Cos’è il “tasso di conversione”? Il tasso di conversione di un e-commerce si calcola dividendo le Sessioni con transazioni per le Sessioni totali, rappresenta quindi il numero in percentuale di quante vendite effettive vengono effettuate su 100 visite ad un sito.

  • Il tasso medio di conversione del settore e-commerce è del 2,04%. Il settore con il tasso di conversione medio più elevato è quello dell’artigianato al 4,01%(Fonte: Growcode).
  • Tasso di conversionetipico dell’e-commerce per paese: Germania: 2,22%; Stati Uniti: 1,96%; Regno Unito: 1,88%; Danimarca: 1,80%; Paesi Bassi: 1,78%; Grecia: 1,44%; Francia: 1,10%; India: 1,10%; Italia: 0,99% (Fonte: Ecommerce Europe)
  • Esistono notevoli disparità nei tassi di conversione tra settori, paesi, stagioni, dispositivi e altro. Amazon, ad esempio, vanta un tasso di conversione del 13%, che è quasi sette volte la media del settore.

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